Museum of Operation Avalanche

Museum of Operation Avalanche

Vivere il MOA... fa bene al cuore

Museum of Operation Avalanche​

Il MOA è orgoglioso di presentare una straordinaria esposizione temporanea dedicata all’oggetto che ha rivoluzionato la comunicazione, la cultura e la storia del XX secolo. Attraverso una selezione esclusiva di modelli prodotti tra il 1920 e il 1950, la mostra offre un viaggio nel tempo capace di unire il fascino del design industriale all’evoluzione tecnologica e sociale di tre decenni cruciali. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso tre grandi aree cronologiche che raccontano non solo la metamorfosi tecnica dello strumento, ma anche il suo profondo impatto storico. Si parte dagli anni Venti con l’alba della radiofonia, un’epoca caratterizzata dai primi pionieristici apparecchi a galena e dalle imponenti radio a valvole racchiuse in mobili di pregio, che segnarono l’ingresso della radio nelle case da esperimento per pochi a fenomeno di massa. Il viaggio prosegue negli anni Trenta, l’era del consenso e della propaganda ma anche del grande design internazionale, dove spiccano i celebri modelli in stile Art Déco e i primi esperimenti con materiali innovativi come la bachelite. L’ultima sezione è invece dedicata agli anni Quaranta e al drammatico periodo del dopoguerra. Vi aspettiamo fino al 30 giugno 2026. 

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Urla la sirena del castello, più attutita geme quella della villa. 

Tra questi due urli un rombo di motori nell’aria.

Attraverso i vetri, spaventati, vedo abbassarsi gli uccelli, tace il coro delle cicale.

Nei cuori si ridesta più forte la pena e le preghiere s’alzano d’un tono.

“Eboli 1943-’44: diario di una donna”

“D’improvviso, rombi di motori nell’aria e urla la sirena. Sono le undici e trenta. Passano gli apparecchi. Quanti? A volta bassi così che pare siano sulle case. Ed ecco che s’odono colpi lontani, poi più vicini, forti così che tremano le porte e i vetri delle finestre.” “Eboli 1943-’44: diario di una donna”
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“L’aria si riempie d’improvviso del ronzare possente di pesanti apparecchi che s’accostano.

È il respiro, l’ansare intermittente, caratteristico dei motori americani.

Vengono a precipizio. Scoppiano con cupi sordi rumori, lanci di bombe vicini e lontani. E l’ululo della sirena risuona in quel trambusto.”

“Eboli 1943-’44: diario di una donna”

“Gente arriva da Eboli, gente scende e conferma la notizia.

La città è stata conquistata, duramente, ma gli inglesi e gli americani danno le sigarette profumatissime, le caramelle, le marmellate e la gente dimentica, forse ha già dimenticato. La vita è fatta così.”

“Eboli 1943-’44: diario di una donna”

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“Quelli che si illudevano di sbarcare senza che i tedeschi se ne accorgessero erano pazzi : ci stavano aspettando “

John Steinbeck “C’era una volta una guerra”

“Non sembrava come se li stessero ammazzando davvero, sembrava più una specie di film”

John Steinbeck “C’era una volta una guerra”

“Sorvolammo Salerno dove era possibile distinguere perfettamente le alberature delle navi affondate che spuntavano dall’ acqua “

Robert Capa “Leggermente fuori fuoco”

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“Corpi carbonizzati, scafi semi sommersi di navi e di mezzi da sbarco, bandiere al vento sopra le bianche croci dei primi cimiteri americani in terra europea : ecco quello che Salerno significò per noi “.

Robert Capa “Leggermente fuori fuoco”

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“I corpi giacciono ammucchiati sul ciglio della strada e prima di calarli nelle fosse gli staccano una delle due targhette di riconoscimento così si potrà sapere che il soldato con quel numero di matricola è morto e per lui la guerra è finita”

John Steinbeck “C’era una volta una guerra”

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